giovedì 30 ottobre 2014

Arbitro folk-rock

Ed Sheehan, cantante R&B e folk rock di appena 23 anni non è solo un Teen Idol, come direbbero i giudici di X Factor (un idolo dei ragazzini), ma fa impazzire anche i più grandi come ad esempio Mark Clattenburg, uno dei più apprezzati arbitri inglesi che, per non perdersi il suo Live Concert, ha pensato bene di scappare via, appena decretata la fine della partita tra WBA e Crystal Palace.
Doveva essere a Newcastle - 300 km - dopo poche ore, tra le primissime file della Metro Radio Arena, e allora ha pensato bene di mettere da parte il protocollo, che parla chiaro: gli arbitri devono viaggiare insieme, all'andata e al ritorno per motivi di sicurezza. Il fischietto inglese non poteva aspettare, ha preso una macchina, ed è volato via lasciando gli assistenti sotto la doccia. Non solo: durante il tragitto, parla al telefono con l'allenatore del Crystal Palace, cosa che in Inghilterra non è proibita, ma accanto al direttore di gara devono esserci gli assistenti, altrimenti non si può.


I dirigenti arbitrali, come prevedibile, non l’hanno presa bene e la Football Association ha sanzionato immediatamente Clattenburg, internazionale dal 2006, categoria "elite" da due anni, che non scenderà in campo nel prossimo weekend. La cosa curiosa è che il fischietto inglese ha arbitrato ieri sera in Coppa d'Inghilterra, non è quindi chiaro se si tratti di semplice tournover o di una punizione per la violazione al protocollo, ma i social non hanno dubbio.

martedì 28 ottobre 2014

L'arbitro ha sbagliato e doveva essere punito???

Ok, ora le ho sentite proprio tutte. Dichiarazioni shock di un presidente contro un arbitro diciassettenne: "io lo avrei ammazzato". Domenica scorsa, in una partita di seconda categoria nel leccese, sul risultato di 2-1 per il Cavallino, il direttore di gara ancora minorenne assegna un rigore agli ospiti e scoppia il putiferio. L'arbitro viene pestato dai tifosi e sembrerebbe anche da dirigenti e calciatori, in campo e poi anche negli spogliatoi. Al Pronto Soccorso di Lecce, al malcapitato sono state medicate decine di ecchimosi, lividi e contusioni. 


Basterebbe questo a far venire i brividi e a portarmi a dire che tale società deve essere cancellata dal panorama calcistico, ma purtroppo c'è di più, perché al peggio non c'è mai fine.
Il presidente dell'Atletico Cavallino, Rosario Fina, che aveva già subito un'inibizione da ogni attività di qualche mese, poiché era entrato in campo strattonando per la maglia un arbitro e colpendolo con una testata sul petto, senza fortunatamente conseguenze gravi, ha rilasciato la seguente intervista:


Come può definire gli schiaffi leggeri e pochi? Come si può dire che l'arbitro ha sbagliato e doveva essere punito? Nell'ascoltarlo prova una profonda rabbia e al tempo stesso una gran pena per un personaggio vittima della propria ignoranza e mancanza di valori, di quei valori fondamentali che proprio il calcio dovrebbe trasmettere ai giovani.
Sulla pagina Facebook della società ieri sera compariva il seguente post:


Tralasciando l'uso della lingua italiana non posso che sottoscrivere il commento che recita: "chi ha colpito l'arbitro non è degno di giocare a calcio"; aggiungo solo VERGOGNA!!!

lunedì 27 ottobre 2014

Il Clasico non passa mai di moda

"Voglio andare a vivere in campagna" cantava Toto Cutugno al Festival di Sanremo del 1995, oggi io canto "voglio andare a vivere in Spagna"; sono di natura patriottico e difendo sempre il mio paese, ma dopo aver visto il "clasico" di ieri tra Real Madrid e Barcellona, ho avuto la prova lampante che il nostro calcio è lontano anni luce. Partita fissata alle 18 del sabato e nessuna protesta per il "calcio spezzatino" come accade da noi, si sfidano le due grandi del calcio spagnolo: nessuno scontro tra tifosi, nessuna polemica. Passa in vantaggio il Barcellona dopo 185 secondi con gol di Neymar e il Real risponde con Cristiano Ronaldo dal dischetto e, udite udite, nessuna protesta per il rigore assegnato. Partita fantascientifica, giocata a ritmi impensabili per la Serie A; i blaugrana cercano di costruire gioco e gli uomini di Ancelotti difendono con ordine per ripartire in contropiede. Nel secondo tempo i blancos vanno in vantaggio su azione di calcio d'angolo dove Pepe svetta tra i piccoletti avversari e trafigge un incolpevole portiere; il definitivo 3-1 lo realizza Benzema in una delle numerose ripartenze del Real. 


Nessuna polemica con l'arbitro anche se fischia meno del dovuto, nessuno screzio tra i giocatori in campo anche se la posta è alta e la rivalità è atavica, nessun bisticcio tra allenatori. Mentre in Italia assistiamo sempre più spesso a brutti gesti dei giocatori nei confronti del proprio allenatore a Madrid si assiste addirittura ad uno splendido abbraccio tra Cristiano Ronaldo e Ancelotti.
Nella gara che segna il debutto in Liga di Suarez 4 mesi dopo il morso a Chiellini, si vede di tutto, compreso il gioiellino della Colombia James Rodriguez, stella degli ultimi Mondiali brasiliani, sacrificarsi sulla fascia mediana contribuendo enormemente alla diga anti "tiki taka", orfana di Xabi Alonso e Di Maria.
Infine, nessun cartellino rosso, nessuna dichiarazione fuori dalle righe e nessuno strascico; una bellissima partita che rispetta le aspettative e fa un'ottima pubblicità al calcio spagnolo già considerato il migliore al mondo.
Sogno un giorno di vedere una partita così anche nel nostro campionato: è quasi impossibile, ma sognare non costa niente.

giovedì 23 ottobre 2014

Passione irresistibile


Dalla Champions League alla Promozione. Marco Amelia, ex portiere del Milan svincolato dallo scorso giugno, ha annunciato la sua intenzione di tesserarsi per il Rocca Priora, club della provincia di Roma che milita nel Girone C del campionato di Promozione. Amelia è il presidente onorario della società in cui gestisce una scuola calcio a lui stesso intitolata, e da poche ore ha rivelato la sua voglia di tornare a giocare: "Ho deciso di formalizzare anche il mio tesseramento da giocatore oltre a quello attuale di dirigente", le sue parole. La decisione sembra anche dettata dal momento difficile della squadra quintultima con 14 reti subite in 7 gare.


L'ultima partita che ha giocato in Serie A risale all'11 maggio scorso, Atalanta Milan 2-1; neanche sei mesi dopo la voglia di tornare in campo è stata talmente forte che Amelia non ha badato al 'salto di categoria': campione del mondo nel 2006 e vincitore dello scudetto 2010-2011 con il Milan, l'ex portiere rossonero scenderà dunque di ben sei categorie. Per la prima squadra del Rocca Priora, oltre al ruolo di giocatore, l'estremo difensore di Frascati svolgerà anche quello di direttore tecnico. Una vera e propria svolta nella carriera di Amelia, che fino a qualche mese fa scendeva in campo anche in Champions League e domenica prossima potrebbe già essere disponibile per la sfida di bassa classifica contro il Nuova Florida. Il calcio, del resto, è una passione irresistibile.

martedì 21 ottobre 2014

Assurdo pensare

Assurdo pensare che si possa morire su un campo di calcio; assurdo solo il pensiero che uno sport, uno spettacolo, un divertimento possa culminare in una tragedia. Eppure è successo e purtroppo succederà ancora perché la vita è imprevedibile e a volte la sorte è davvero crudele. Abbiamo assistito a morti per infarto, per altri malori e anche a morti di giovanissimi travolti dalla porta su campi troppo spesso improvvisati o sprovvisti delle adeguate attrezzature e dotazioni di sicurezza. Abbiamo visto tifosi morti, ma anche tifosi che uccidono calciatori, magari per un autogol ai Mondiali; abbiamo assistito a suicidi di giocatori durante o a fine carriera, ma mai e poi mai mi sarei aspettato che qualcuno potesse morire esultando. Con la morte non si scherza ma il mio primo pensiero è stato: "che morte stupida".


Sto parlando di Peter Biaksangzuala, centrocampista ventitreenne della Mizoram Premier League, uno dei campionati minori indiani, che martedì scorso al minuto 62, dopo aver segnato un gol, sceglie di festeggiarlo come Klose, Martins o Hernanes, cioè con alcune capriole. Dopo la seconda piroetta, il giocatore piomba a terra e viene soccorso da compagni e avversari e portato in ospedale dove la diagnosi è micidiale: danneggiamento letale del midollo spinale all'altezza del collo. Dopo sei giorni di agonia, domenica Peter è morto smettendo così per sempre di giocare, di divertirsi, di segnare e di esultare.

lunedì 20 ottobre 2014

Simulazione estrema

Finalmente è ricominciato il campionato e forse le polemiche seguite a Juve-Roma si placheranno, anche se non ne sono così sicuro, perché la Roma ha vinto mentre la Juventus si è fatta fermare sull'1-1 dal Sassuolo. Sono io il primo a tornare sulla partita di due settimane fa, ma solo come spunto per una riflessione sulla figura dell'arbitro e sulla sua solitudine; ho sempre pensato al direttore di gara come "un uomo solo al comando". Anche se quasi annualmente vengono aggiunti ausili, ora umani (quinto e sesto uomo), ora tecnici (bombolette), la decisione finale è sempre la sua, ma soprattutto la responsabilità ricade sempre su di lui; l'unico caso in cui c'è un minimo "scarico di responsabilità" è sul fuorigioco, ma in alcuni casi non è nemmeno così vero. 
Uno degli aspetti di una partita che mi ha sempre incuriosito è il rapporto tra direttore di gara e calciatori; purtroppo, se escludiamo qualche labiale rubato dalle telecamere, non ci è dato sapere cosa si dicano e quali siano le dinamiche. Ricordo che in un esperimento durante gli Europei 2008 venne girato un documentario sugli arbitri, tra l'altro intitolato "Kill the referee" (uccidi l'arbitro), dal quale però si apprezzava solo la comunicazione tra gli assistenti e la mia curiosità non è stata quindi soddisfatta.
La mia convinzione è quella che solo in rarissimi casi i giocatori aiutino l'arbitro, mentre nella maggior parte delle situazioni facciano finta di niente se non addirittura cerchino di ingannarlo. Quante volte assistiamo a proteste di calciatori per il fischio di un fallo quando dal replay è evidentissima l'infrazione? Chi non ricorda gol fatti con la mano (Maradona, Adriano, Messi) convalidati? Pochi però ricordano giocatori che si autoaccusano, ed il motivo è semplice: i casi di inganno sono in numero 100 volte superiore.
Tornando alla contemporaneità, l'ultimo tentativo di raggirare l'arbitro ha davvero dell'incredibile, anche per le conseguenze che ha avuto. Sto parlando di Leandro Damiao, attaccante brasiliano accostato due estati fa al Napoli, il quale durante la partita persa dal suo Santos per 3-0 contro il Criciuma, come mostra la foto, si è tirato da solo la maglia in area di rigore avversaria per indurre l'arbitro ad assegnargli il penalty.


Nell'immediato post-partita, l'attaccante ha peggiorato la sua situazione dichiarando: "Stavo togliendo la maglietta dai pantaloni perché mi dava fastidio. Non ho mai tentato di ingannare l'arbitro". Per fortuna la Federazione brasiliana ha deciso di punire il giocatore, squalificandolo per ben 6 turni, punizione esemplare che mai sarebbe stata inflitta nel nostro campionato dove le simulazioni, pur essendo all'ordine del giorno, vengono giudicate in maniera molto lieve. Se tutte le federazioni prendessero esempio da quella brasiliana forse ci sarebbero meno "furbetti" e sicuramente il compito dell'arbitro sarebbe lievemente più facile.

venerdì 17 ottobre 2014

La regola del 7

Forse non tutti sanno che nel regolamento del "giuoco del pallone" è previsto un numero minimo di giocatori che devono comporre una squadra, ed è 7; sotto questo numero la partita non può essere giocata o va sospesa. Quasi un anno fa, forse ricorderete, durante la partita tra Salernitana e Nocerina, i giocatori ospiti, intimiditi dai tifosi che non volevano che la partita venisse disputata, hanno finto infortuni in modo da rimanere in 6, così da obbligare l'arbitro a sospendere la partita dopo soli 20 minuti. Quello che invece è accaduto nei giorni scorsi ha dell'incredibile: durante la sfida tra Deportivo Roca e Cipolletti, gara valida per la decima giornata del gruppo A del torneo regionale di Rio Negro, l'arbitro ha estratto ben 12 cartellini rossi. Tutto è nato da un rosso, del direttore di gara, Facundo Espinosa a Marcos Lamolla e Fernando Fernandez, dopo un brutto fallo del primo seguito dalla violenta reazione del secondo. L'alterco tra i due espulsi ha generato una rissa generale che ha coinvolto decine di giocatori e accompagnatori e che ha costretto l'arbitro ad estrarre altri 10 cartellini rossi -forse per par condicio, cinque per parte- e a sospendere l'incontro dopo 21 minuti sul punteggio di 1-0 per il Cipolletti.


Vedendo le immagini, quello che mi colpisce, a parte i vari calci volanti, è la totale incapacità del direttore di gara di tenere in mano la partita; dopo la prima espulsione, si fa prendere dal panico e in rapida successione espelle prima un giocatore estraneo alle prime scaramucce e poi due giocatori della stessa squadra. Solo a quel punto la follia si impossessa di uno degli espulsi che fa partire la vera rissa globale con anche poliziotti coinvolti.
Personalmente non mi era mai capitato di leggere una notizia simile, anche se forse nei campionati dilettanti sarà accaduto, ma in questo caso si parla di professionisti, anche se come affermato da uno dei protagonisti, l'allenatore del Deportivo Roca, Diego Landeiro: "questi non meritano di stare tra i professionisti, che paghino per il loro vergognoso atteggiamento"; il bello di questa affermazione è che è rivolta ai propri giocatori prima ancora che agli avversari.
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